Oggi non ho voglia di far polemica…

Leggo tante notizie sulla mia Terra, e mi vergogno di essere Calabrese e penso che se qualcuno ci dà dei mafiosi, probabilmente ha ragione…

Leggo di un nuovo aereoporto NECESSARIO a Sibari (la Calabria ha già tre aereoporti per poco meno di due milioni di abitanti, cioè lo stesso numero che ne ha la Lombardia, se non ricordo male, che di abitanti ne fa all’incirca 10 milioni!

Reggio Calabria Lungomare Falcomatà

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Profezie…

Voglio scriverlo qua, su questo mio spazio pubblico, perchè in futuro mi si possa smentire, se mai sarà il caso…

Si parla di Obama, che ieri ha giurato.

Piccola premessa: nelle passate elezioni (quelle che avevano visto la riconferma di G.W.B.) avevo tifato per Kerry, convinto che il buon vecchio GWB fosse una delle peggiori scelte possibili che un popolo potesse fare. Purtroppo mi ero scordato che quel popolo erano gli USA.

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Windows 7? No Grazie…

Disclaimer: Questo non è il solito articolo da integralista-Linux, come molti potrebbero aspettarsi, ma solo una critica (spero costruttiva) al modello di beta-testing scelto da mamma Microsoft per la sua nuova creatura.

Per chi non lo sapesse (oramai anche gli pseudo TG come studio-aperto ne hanno già ampiamente parlato), Windows 7, l’erede del mai troppo amato Winsozz (s)Vista, è entrato in fase di beta-testing Pubblica. Cosa voglia dire “fase di beta-testing pubblica” è però un qualcosa di molto ambiguo.

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Cosa mi dà fastidio nel successo di Saviano…

Oggi leggevo un’intervista di Fabio Cannavaro, che criticava “Gomorra” vero masterpiece di Saviano (alzi la mano chi ne aveva anche solo sentito parlare prima del polverone mediatico sollevato dal libro in questione), in quanto cattiva pubblicità per l’Italia. Apriti Cielo! Subito su forum e blog leggo le grida scandalizzate dei soliti benpensanti intellettualodi che si lanciano subito in estenuanti difese del santo del nuovo millennio (mi stupisco come non sia ancora papa).
Ora, io non ce l’ho assolutamente con Saviano. Lui ha semplicemente scritto un libro, sfruttando un tema di attualità. Sempre meglio delle fesserie di Dan Brown, ma nulla più che un libro.
Io ce l’ho con quella massa di idioti che lo idolatra all’inverosimile, che gli dedica gruppi su Facebook, che gli dedica strade, circoli (pseudo)culturali, c’è persino chi è arrivato a chiamare il figlio Saviano (come nome di battesimo).
Già perchè Saviano, che a mio giudizio non è nemmeno questo mostro di bravura a scrivere, solo un onesto mestierante della penna, come tanti altri, è stato innalzato sugli scudi, col beneplacito della casa editrice, non per aver compiuto chissà quale gesto eroico, ma per aver scritto un libro.
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Ughi vs Allevi: il dibattito Musicale di fine 2008

Sulla pagina di cultura (quella che di solito gli amanti di Grande Fratello ed altre vaccate varie, saltano a piè pari, ammesso che sappiano leggere!) di quasi tutte le testate giornalistiche nazionali si fa  un gran parlare del botta/risposta tra il grande violinista ed il pianista più di moda del momento.
In breve Ughi si erge a difensore del classicismo, contro il messaggio a dir poco messianico che, a suo avviso, Allevi, forte dell’ufficio marketing delle major, cerca di imporre sul panorama della musica “da camera”, e l’eccentrico e capelluto pianista e compositore, gli risponde non piccato, ma con toni melodrammatici, tipici di chi si sente “investito” di chissà quale carica.
Schierarsi in una simile diatriba è davvero difficile, perchè indubbiamente Ughi è il tipico “parruccone” (volendo usare un concetto onomatopeico, il grande maestro non me ne voglia), che ha costruito la sua fama sul talento e sul duro lavoro, e perciò, è più che naturale che veda minacciata la sua posizione dal “nuovo che avanza”.
Ma bisogna dire che Allevi mi sta tutt’altro che simpatico. Aldilà dell’impianto musicale, tuttavia orecchiabile, che porta avanti, il suo essere personaggio, troppo spesso lo innalza sugli scudi rispetto al suo lavoro.
Penso infatti che un musicista vada giudicato per il suo lavoro, quiindi la musica, e non per le interviste che rilascia… come se a qualcuno interessasse se Mozart fosse d’accordo con la politica estera dell’imperatore d’Austria, o se Shakespeare avesse un’opinione circa le decisioni della regina Elisabetta.
La mia impressione, in generale, è che la musica di Allevi non sia poi coì grande, e mi chiedo se, senza l’eccentricità del personaggio, si parlerebbe così tanto, maestro Ughi compreso, delle performance in un concerto, di certo non di portata globale, come quello che il buon Allevi ha eseguito al Senato, e che è stata la causa di siffatto putiferio…

100 di assenza…

Erano le 5.21 del 28 Dicembre del 1908 quando la terra tremò.

30 secondi che spazzarono via 150.000 vite.

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Anche la mia famiglia, come migliaia di altre, fu colpita dalla catastrofe (la bisnonna di mio padre perì nel crollo della sua abitazione).

L’unica cosa che tutti i sopravvissuti ricordavano nei loro racconti, è che le prime divise, unica presenza tangibile di un’autorità statale, che si videro a prestar soccorso, non appartenevano alle forze armate italiane, ma alla marina russa (siamo nel 1908, si parla ancora di Zar… niente bolscevichi) ed Inglese…

Sono stanco…

Sono stanco! La vita di città mi sta stretta, anche se oramai, in 12 anni, mi ci sono abituato! Prendere la macchina e zigzagare in mezzo ad una massa di imbecilli addormentati, impegnati a parlare al telefonino mentre guida, mi fa incazzare!

Prendere l’aperitivo al bar mi disgusta…

Girare ore in cerca di un parcheggio mi frustra…

Sogno spiagge bianche e mare verde…

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Parole a vanvera…

Viviamo nell’era della comunicazione.

Viviamo nell’era in cui tutti dicono tutto, ma non tutto è come tutti dicono.

Viviamo nell’era in cui ognuno ha la sua opinione in merito a qualsivoglia argomento, anche quando non sa bene di cosa si stia parlando.

Quelle enunciate sopra non sono una sorta di nuove tre leggi della robotica di retaggio Asimoviano, ma tre considerazioni personali che mi sforzo di tener presente per mantenere l’indipendenza del mio giudizio, quando tutti quanti cercano di convincerti che è loro il prodotto, il servizio, l’idea financo l’opinione migliore. Continue reading

Se fossi un ricco industriale voterei per…

In questi giorni di estrema instabilità politica (mi riferisco agli ultimi 60 anni! :-P ) in una delle mie innumerevoli elucubrazioni mi son chiesto, se io fossi un povero industriale, magari multimilionario, e mi trovassi nel seggio elettorale con la mia bella scheda di preferenza, per chi dovrei votare?

Da una parte c’è il presidente imprenditore, che tutela i poteri occulti dell’economia italiana, e, diciamocelo, guarda nelle tasche degli imprenditori con molta più attenzione rispetto a quanto faccia con le tasche di dipendenti ed impiegati.

Tasche Vuote

Dall’altra c’è il professore che annovera nel suo elettorato la spina dorsale del paese, ovvero le classi produttive (impiegati, operai e dipendenti) + i poteri occulti dell’economia (che tanto per non sbagliare, danno l’appoggio ad entrambe le parti, quindi), ma che fa del rigore nel bilancio, il perno di un’ipotetica e (molto) futura crescita economica, e pazienza se “la base” dovrà piangere lacrime e sudore…

Mi sembrano entrambi due buoni partiti, che ne dite? Se fossi un ricco industriale avrei davvero una bella gatta da pelare nella scelta… perché anche dalla mia scelta dipende il futuro del contenuto del mio portafogli!

Per fortuna sono solo un povero contribuente ed al contenuto del mio portafogli ci penserà una qualunque delle due formazioni politiche in ballo, così da liberarmi dall’opprimente peso di come investire i miei risparmi! Come? Non lasciandomene! E come sennò? :-)