Adesso che ho qualche giorno di ferie ho un po’ di tempo da dedicare a questo mio blog, e colgo l’occasione per fare una mini recensione, con le mie personali impressioni d’uso, del piccolo di casa Samsung che ho da poco acquistato.

Adesso che ho qualche giorno di ferie ho un po’ di tempo da dedicare a questo mio blog, e colgo l’occasione per fare una mini recensione, con le mie personali impressioni d’uso, del piccolo di casa Samsung che ho da poco acquistato.

Dopo aver dismesso il mio ormai vecchiotto ACER WLMI 1510 (che adesso usa mia sorella, non si butta niente eh!), avevo la necessità di un portatile che fosse realmente portatile: un netbook.
Ovviamente per esigenze professionali (ma anche personali) mi serviva qualcosa di abbastanza semplice da riconfigurare (purtroppo anche quelli venduti con l’amato pinguino preinstallato usano distribuzioni che hanno del ridicolo per uno che col pc “ci lavora”).
Scartato a priori l’ASUS che offre si una vasta gamma di modelli, ben differenziati ma piuttosto dispersivi, e l’HP che offre una soluzione di connettività obsoleta e troppo windows centrica, ero fortemente tentato dal DELL mini…
A parte qualche piccolo problema con Fedora 10, devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito dalla stabilità del nuovo driver di mamma Atheros incluso nell’ultimo rilascio uffciale del kernel.
Bisogna dire che la maggior parte dei problemi riscontrati dal sottoscritto non sono legati al driver in sè, ma a tutto ciò che ci sta a contorno (NetworkManager su gentoo e udev su Fedora 10), però il driver si è dimostrato incredibilmente maturo.
La connessione è particolarmente stabile e veloce, raggiungendo in trasferimento (ovviamente con un altro client 802.11n), livelli di throughput paragonabili a quelli di una rete wired veloce: ho trasferito una ISO del peso di 4Gbytes dal pc all’altro in poco più di 4 minuti, con velocità di picco di 30 MBytes (si MBytes, non Mbits) al secondo.
Se funzionasse anche su Fedora 10 nella versione a 64bits sarebbe davvero una cosa eccezzzzzzziunale, insomma!
Già da qualche giorno (25 Novembre) è disponibile la nuova release della nota distribizione basata su RedHat (o è viceversa? mah!). Ho deciso di installare 3 delle sue decisamente numerose versioni: il cd live “standard” (ovvero la versione i686 a 32 bit), il cd live x86_64, e la versione (sempre x86_64) del livecd con KDE 4.1.
Rispetto alla versione “beta” che avevo installato da qualche settimana, l’installazione è filata liscia ed in pochissimi minuti mi sono ritrovato un sistema funzionante in 2 occasioni su 3. Già, 2 occasioni su 3 perchè non c’è stato verso di portare a termine l’installazione dal cd live in versione kde. Un errore di checksum sul cd mi ha fatto desistere dopo 3 tentativi (con relativo ri-scaricamento dell’immagine e successiva masterizzazione, sia da bt che da sito web).
Per fortuna il cd in versione “gnome” non lamenta questo genere di problemi e l’installazione fila liscia in entrambi i casi. Ad onor del vero, la versione KDE sembra mostrare una scarsa cura dei dettagli, già a partire dalla mancata possibilità di scegliere linguaggio/layout della tastiera.
La versione i686, per altro, denota una qualità realizzativa davvero impressionante, senza però scadere nello stucchevole sistema a maschere “a prova di idiota” che caratterizza la “stilosa” ubuntu. Tutto viene riconosciuto senza problemi ed anche la spinosa scheda wireless 802.11n (una dlink DWA 547), viene riconosciuta ed abilitata correttamente da Network Manager mediante l’ottimo driver ath9k di atheros incluso recentemente nel kernel 2.6.27.
Per quantor riguarda invece la versione x86_64, valgono le stesse considerazioni della i686, con l’unica eccezione, ahimè, della scheda wireless. Sembrerebbe che la scheda non venga rinconosciuta correttamente da qualche sottosistema (udev?) perchè nè il driver viene caricato automaticamente all’avvio, nè, in caso di caricamente manuale dello stesso, vengono create le due interfacce wireless presenti in maniera automatica nella versione a 32 bit.
E questo è il bilancio per quanto riguarda direttamente Fedora. 1 passo avanti (i686) e 2 indietro (x86_64 e KdeLive).
Rimane però in sospeso la questione driver “restricted” della ati. Rpmfusion ha rimosso i suddetti dai repository a 10 giorni dal lancio della nuova versione di fedora causa un’incompatibilità tra i driver ati e la nuova libreria libdrm. Attualmente tutti i tricks che si possono trovare in giro spiegano un downgrade della libreria in questione, per l’utilizzo dei driver di ati.
In conclusione, la distro nasce sotto ottimi auspici, e se sistemeranno questi piccoli problemi di gioventù, ci troveremo davanti ad un ottimo prodotto.
Ci siamo!
Il kernel 2.6.27 mantiene le sue promesse di novità importanti, e dopo averlo testato in una versione customizzata (in gentoo), non posso far altro che notare con piacere che anche le versioni precompilate “han menato seco” il nuovissimo e scintillante driver ath9k che permette di utilizzare le schede wireless con i più recenti chipset Atheros (AR5616 nel mio caso).

Non ho dovuto far altro che inserire il DVD, procedere all’installazione in una delle mie partizioni di prova (dove sperimento personalmente un po’ tutte le nuovissime distro in circolazione), ed avviare il mio utente… e… magia! Ecco che l’applet di NM mi segnala la presenza di nuove reti wireless… e senza che io debba aver fatto nulla (prima tra codice svn, patch git, ecc ecc c’era da impazzire)… e c’è anche la mia (forzata in modalità 802.11n… giusto per provare la bontà del nuovo driver!).
Inserisco i parametri di connessione… 3 secondi e sono online… mi dico: “Facciamo un po’ di prove!”. Prima classica prova: navigazione web. Ok! Passiamo al download: una distro linux dal mirror del GARR… 1.6MBytes/sec, direi ottimo! Scambio di files con un altro PC: velocità media 11Mbytes/sec (cioè quasi 90Mbit/sec, roba che neanche col cavo!!!). Ok!
Ho usato la connessione per un paio di ore (incluso il download per gli aggiornamenti della Fedora (quasi) 10), senza il minimo problema di stabilità… giusto un calo delle prestazioni verso le metà della seconda puntata di Kill Point (ormai il tempo lo misuro sui telefilm che passano su Sky), ma credo fosse un problema di Fastweb, anche perchè il medesimo problema lo riscontravo con il palmare.
Insomma, che dire? Ottime notizie… ormai la mitica DWA 547 (presa a due soldi… era in offerta a 49€ da Saturn, qualche mese fa), si dimostra un prodotto molto affidabile!
Chiedo scusa a Francesco, per non aver potuto rispondere prima al suo commento all’articolo, ma ho avuto davvero pochissimo tempo in questo periodo. Ad ogni modo, sconsiglio fortemente l’utilizzo di ath9k che è ancora ad uno stadio fin troppo sperimentale per essere usato… La miglior cosa è utilizzare il supporto (anch’esso sperimentale, ma decisamente più stabile) di madwifi.
In particolare per la dlink dwa 547, occorre scaricare il trunk r3123 come suggerito qui.
Serve, naturalmente subversion, ma non è molto complicato! Basta aprire un terminale e piazzarsi in una directory a piacimento. A questo punto basta dare un bel:
svn checkout http://svn.madwifi.org/madwifi/trunk/ madwifi
a questo punto però occorre “switchare” al trunk specifico per la nostra scheda, per far cio:
cd madwifi
svn switch http://svn.madwifi.org/madwifi/trunk/ -r 3123
Ed ecco scaricati i sorgenti del driver madwifi compatibile con la scheda. Funzionano perfettamente con kernel da 2.6,21 al 2.6.25, mentre con 2.6.26 c’è da fare qualche workaround.
Appena avrò trovato una versione ath9k stabile, farò una guida anche per quelli!
Ho da qualche settimana questa discreta scheda (presa per abbinarla al router dlink 802.11n), basata su chipset atheros di ultima generazione (anch’esso 802.11n) e che a differenza delle varie soluzioni usb, mi offre una ricezione ottimale anche nella posizione “infelice” del mio desktop.
Un blogger americano ha riscritto la dichiarazione d’indipendenza americana in chiave Software. Eccovi lo spassosissimo testo:
When in the course of digital events, it becomes necessary for the people to dissolve the proprietary bonds which have connected them with their computer operating systems and other proprietary software.
We hold these truths to be self-evident, that all computer users are endowed with certain unalienable rights, and that among these are the pursuit of control of their digital experience: the right to choose their software, the right to run a program for any purpose, the right to study and adapt the program to one’s needs, the right to redistribute copies to help your neighbor and the freedom to improve the program and redistribute the improvements to the public for the benefit of all.
That whenever any form of corporate software hegemony becomes destructive to these ends, it is the right of the people to abolish it and institute a new system, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form that ensures digital choice and digital freedom.
When a long train of abuses and usurpations by proprietary softtware provided by multinational corporations design to subject computer users to digital despotism, it is the computer user’s right — it is their duty — to throw off this system, and to provide new safeguards for their future digital freedom.
We, therefore, the computer users of the world solemnly publish and declare that all computer users ought to be free and independent of proprietary software; that they are absolved from all allegiances to, and all political and social connection to, proprietary software, and claim all rights digital freedom provides. And for the support of this Declaration, with a firm reliance on the protection of the divine Providence, we mutually pledge to each other our sacred honor.
Molti sottovalutano la potenza della linea di comando, soprattutto quando si tratta di reiterare una sequenza di operazioni, che a farlo con il mouse si rischia seriamente una sindrome da tunnel Carpale…
Aldilà della possibilità di realizzare script ad hoc per ogni situazione (in proposito vi suggerisco l’ottima Advanced Bash Scripting Guide), magari da integrare con altri linguaggi di scripting (awk, perl, python…), BAsh ha una versatilità incredibile quando si tratta di accorpare in un’unica soluzione, più operazioni, mediante l’utilizzo di pipe o reindirizzamento dell’input/output standard.
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Rifancendomi all’ormai celeberrimo articolo di Felipe su Pollycoke (KDE 4 per Ubuntu Gutsy, in un paio di ore ), ho deciso di scrivere questa mini guida all’installazione di KDE4 a partire dai sorgenti SVN.

Personalmente per non incasinare troppo le cose e tirarmi dietro dipendeze assurde (che userei solo per compilare KDE-svn), ho deciso di usare anche una copia delle QT presenti nello stesso repo SVN da cui scaricare i sorgenti di KDE4.
Sul mio piccolo intel core 2 duo e8200, i tempi di compilazione sono più o meno accettabili, in un’oretta ho compilato librerie, kdebase, e quasi tutto quello che c’era da compilare (mi dà problemi a scaricare extragear, stasera ci butto un occhio), in un’oretta scarsa.