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Per qualche insano motivo ancora la gestione dei codec sotto Fedora è tutto fuorché funzionale. Nonostante l’adozione di sistemi integrati (leggasi i vari Totem sotto Gnome e DragonPlayer et similia sotto KDE), troppo spesso vengono tralasciati per mere ragioni burocratiche (leggasi la battaglia per il purismo), componenti essenziali, ad esempio, alla navigazione web.
In particolare Fedora 12 lamenta l’assenza tra i codec installati di default i plugin necessari al noto engine gstreamer per un po’ tutti i protocolli audio. Per cui ci tocca farlo a mano con (come root):
yum install gstreamer-plugins-ugly gstreamer-plugins-bad-extras gstreamer-plugins-bad-nonfree
Non tutti i felici possessori di PlayStatioN3 conosco questa interessantissima feature che trasforma la console in un perfetto riproduttore multimediale di contenuti remoti.
Si tratta del protocollo DLNA, che permette di visualizzare uno stream multimediale collegandosi ad un sistema che faccia da broadcaster per quello specifico stream.
Il meccanismo è molto semplice. C’è un DMS (Digital Media Server) che mette a disposizione i contenuti ed un DMp (Digital Media Player) che lo controlla, riproducendo il contenuto remoto.
Su Fedora ci sono due strade alternative già presenti nei repository per avere un servizio DLNA da esportare: mediatomb o ushare. Sono entrambi due sistemi molto validi. Il primo è più un sistema di controllo del servizio DLNA vero e proprio (è possibile definire attraverso una comoda interfaccia web cosa e come condividere), il secondo (che io prediligo) è più semplice, trattandosi essenzialmente di un tool da riga di comando.
Per installarlo ovviamente procediamo (come root o via sudo) al più classico dei:
yum install ushare
mentre per avviarlo occorre un semplicissimo:
ushare -c /path/che/voglio/condividere
In questa modalità si attiva solo la condivisione uPnP (più che sufficiente se non avete roba codificata in modo strano), mentre per attivare anche il supporto DLNA, con decodifica remota (serve transcode o altro decoder interattivo installato):
ushare -c /path/che/voglio/condividere -d
A questo punto non vi resta che aprire sul firewall di Fedora la porta corrispondente (di default la 49152) e magicamente ecco apparire l’icona di Server Ushare nel menu video/audio/foto della PS3.
Il software in questione è abbastanza semplice e prevede la possibilità di passare qualche semplice configurazione sempre via linea di comando. Ovviamente si tratta di una soluzione molto rapida per condividere contenuti al volo, ma nel caso voleste utilizzare il PC come DMS “permanente”, vi conviene orientarvi maggiormente su mediatomb.
Come si può evincere dalle informazioni sul sito, si tratta di un’applicazione piuttosto completa, che, oltre a permettere l’installazione dello stesso come servizio controllabile via interfaccia web, supporta nativamente tutta una serie di funzionalità aggiuntive, come l’installazione su NAS, e la scelta personalizzabile per l’engine di riproduzione.
Ovviamente per installarlo basta un semplice (sempre come root):
yum install mediatomb
E buon divertimento…
Un rapido screenshot del mio Desktop (Fedora 12 Constantine with KDE 4.3 & Driver 3D Ati opensource).
Per il Desktop ho optato per la versione “Classica”, a mio avviso più funzionale attualmente del “contenitore dinamico” offerto da KDE4, mentre la barra in altro (in stile gnome) dà un tocco di pulizia al tutto.
Ancora non sono riuscito a configurare Nepomuk (che da questa versione in avanti finalmente dovrebbe fare il suo dovere), e, devo ammettere, c’è qualche problemino con il “composite”, che però dovrebbe sparire con l’adozione del kernel 2.6.32 (supporto ufficiale al kernel-modeset per R600/R700) e una versione aggiornata delle mesa.
Credo sia cosa abbastanza nota il fatto che il sottoscritto odi la tecnologia Flash, che tuttavia è ancora indispensabile per poter utilizzare proficuamente diversi portali (es. youtube).
Ho trovato questa chicca su come installare su Fedora 12 Constantine il flash-plugin nativo con supporto EM64T.
I passi sono molto semplici e da eseguire naturalmente come root (o mediante sudo):
- Per prima cosa occorre rimuovere ogni installazione a 32 bit di flash (e il nspluginwrapper)
yum erase flash-plugin nspluginwrapper*
- Quindi ci si sposta nella directory dei repository di yum e si scarica il file con le info per il repository del plugin flash a 64bit:
cd /etc/yum.repos.d/
curl -O http://www.dfm.uninsubria.it/compiz/fusion-testing/flashplayer.x86_64/flash.repo
- A questo punto, ovviamente, occorre importare la chiave GPG del repository in questione
rpm –import http://www.dfm.uninsubria.it/compiz/fusion-testing/flashplayer.x86_64/RPM-GPG-KEY-leigh123linux
- ed infine si può finalmente installare il plugin a 64 bit
yum install flash-plugin
Sul portale Phoronix, è presente una chicca per quanto riguarda Constantine, ovvero la Release 12 di Fedora. I ragazzi di RedHat, mediante il backporting di codice dal kernel 2.6.32 al 2.6.31 (usato su Fedora 12), sono riusciti ad attivare il kernel mode-setting nativo per i chip ATI R600 /R700 (cioè quelli delle serie Radeon HD2xxx, HD3xxx e HD4xxx tra cui la mia Radeon HD4870).
Tuttavia, il supporto all’accelerazione 3D, fornito mediante le DRI delle librerie MESA, è disabilitato di default, trattandosi di un supporto ancora sperimentale presente solo nel ramo git 7.6 delle Mesalib.
Ancora una volta, però, il team RedHat ha realizzato un porting del codice in questione attivabile mediante un semplice:
yum install mesa-dri-drivers-experimental
dopo il quale, con un semplice reboot, si ottiene l’agognato supporto all’accelerazione 3D senza la necessità di dipendere dalle stramaledette fglrx.
Oggi ho provato per la prima volta a connettermi con il mio netbook sfruttando la connessione HSPDA del mio Hero, e devo dire che ho provato un brivido quando ci sono riuscito!
La semplicità è disarmante!
Basta connettere il cavo USB, e sul telefono andare su Impostazioni->Controlli Wireless e selezionare l’opzione “Condivisione rete mobile”. Immediatamente vedrete l’icona dell’applet di Network Manager animarsi e dopo un paio di secondi mutare nel fatidico disegno dei due PC connessi (vedi figura)…

Ed il pensiero vola alle tribolazioni con i winmodem di qualche anno fa…
Naturalmente è consigliata una Flat decente (io uso la SuperInternet di H3G).
Com’è noto da tempo la gui gdmsetup è sparita per problemi di compatibilità/sicurezza dai repository di Fedora sin dalla passata versione. Poichè il file di configurazione di gdm è in puro stile XML, non se ne sente troppo la mancanza!
Per cui, per abilitare l’autologin basta editare il file (con i privilegi di root)
/etc/gdm/gdm.schemas
Individuando le sezioni:
<key>daemon/AutomaticLoginEnable</key>
<signature>b</signature>
<default>true</default> <=== settare a true
</schema><schema>
<key>daemon/AutomaticLogin</key>
<signature>s</signature>
<default>NomeUtente</default> <=== qui mettere il nome utente
</schema><schema>
<key>daemon/TimedLoginEnable</key>
<signature>b</signature>
<default>true</default> <=== settare a true
</schema><schema>
<key>daemon/TimedLogin</key>
<signature>s</signature>
<default>NomeUtente</default> <=== qui mettere il nome utente
</schema><schema>
<key>daemon/TimedLoginDelay</key>
<signature>i</signature>
<default>10</default> <=== Attesa in secondi
</schema>
riavviate et voilà!
PS: Non è propriamente necessario riavviare, basta switchare dal runlevel 5 al 3 e di nuovo indietro al 5 con
init NumeroDelRunlevel

Vi sto scrivendo dalla mia nuova e fiammante Fedora 11… s’è fatta attendere (quasi 3 settimane di ritardo…), ma è alfin giunta!
L’installazione (LiveCD + unetbootin) è filata in 5 minuti, e per il momento ci sto pacioccando ancora. Le novità sono tante! Nei prossimi giorni farò una recensione approfondita!

Personalmente sono un tipo che quando esce un prodotto nuovo, qualsiasi sia il prodotto in questione, non va a vedersi i video dmostrativi (leggasi spot) pieni di sbrilluccichii, ma per prima cosa va a leggersi le caratteristiche tecniche.
E per la prima volta ho trovato in ubuntu (una debian based), una serie di passi in avanti per quanto riguarda il supporto tecnologico, che non si limitasse a qualche ridicolo effettuccio grafico ed all’ennesimo restiling dell’UI.


