Cosa vuol dire fare politica (e satira politica)…

No, non voglio parlare di promesse elettorali, ché tanto quelle son buone a farle tutti… tanto offrire un milione di posti di lavoro, oppure maggiore equità sociale equivale cmq ad offire pane e figa per tutti…

No, qui voglio raccontare come si fa politica nei centri “culturali” (siano essi lerciosissimi centri di spaccio e gozzoviglie, intellettualissimi centri sociali, oratori cristiani per la formazione di benpensanti, o cantine polverose dove si complotta per rovesciare l’ordine costituito).

Per prima cosa mai, e dico mai,  raccontare qualcosa in maniera obiettiva.

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Pregiudizi

Esitono due tipi di pregiudizio: quello “per sentito dire” e quello derivante da esperienza diretta. L’unica differenza è che se un pregiudizion derivante da esperienza diretta può essere anche solo un errore di valutazione, dovuto magai ad un’errata interpretazione del contesto in una determinata situazione, quello per “sentito dire” è quanto di più infame si possa trovare.

Ed è infame almeno quattro volte:

  • è infame, tanto per cominciare, perché chi sviluppa il suddetto pregiudizio, raccontandolo e diffondendolo, impone, indipendentemente dalla buona fede o meno, il proprio punto di vista. E questo sia che sia corrette, sia che non lo sia!
  • è infame una seconda volta, perché chi lo accetta, rinuncia ad usare il proprio sano spirito critico, per capire quali siano le origini di tale pregiudizio, ed eventualmente capire che il punto di vista in questione è sbagliato
  • è infame una terza volta, perchè, normalmente, colui che lo ha accettato, a sua volta si comporta come colui che lo ha sviluppato, trasmettendolo a terzi, sottolineando a sua volta certi aspetti piuttosto che altri.
  • è infame infine una quarta ed ultima volta, perchè trattandosi di pregiudizio, anche se ci fosse una base di verità, il processo di elaborazione che ha subito, automaticamente lo ha reso un vuoto impuntarsi, spogliato delle cause e delle motivazioni che sono le uniche cose che possono dar forza ad una tesi.

Il fiore all’occhiello della politica calabrese…

In uno dei blog che parla della mia terra natia e che seguo maggiormente mi è capitato di leggere un articolo che mi ha particolarmente disgustato. A scanso di equivoci, non è certo la tesi portata avanti dall’autore dell’articolo a provocare questa mia sensazione di profonda frustazione, ma l’argomento che ha ispirato il suddetto.

Aldilà di ogni campanilismo (sono nato a Reggio, da genitori Reggini, ma ho sempre vissuto nel Catanzarese Ionico, prima di fare l’emigrante), quello che ho potuto osservare durante gli anni della mia giovinezza è che Cosenza ha goduto di un trattamento di favore da parte delle istituzioni. Un trattamento che non ha ragioni nè storiche, nè strategiche nè economiche.

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Oggi non ho voglia di far polemica…

Leggo tante notizie sulla mia Terra, e mi vergogno di essere Calabrese e penso che se qualcuno ci dà dei mafiosi, probabilmente ha ragione…

Leggo di un nuovo aereoporto NECESSARIO a Sibari (la Calabria ha già tre aereoporti per poco meno di due milioni di abitanti, cioè lo stesso numero che ne ha la Lombardia, se non ricordo male, che di abitanti ne fa all’incirca 10 milioni!

Reggio Calabria Lungomare Falcomatà

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Profezie…

Voglio scriverlo qua, su questo mio spazio pubblico, perchè in futuro mi si possa smentire, se mai sarà il caso…

Si parla di Obama, che ieri ha giurato.

Piccola premessa: nelle passate elezioni (quelle che avevano visto la riconferma di G.W.B.) avevo tifato per Kerry, convinto che il buon vecchio GWB fosse una delle peggiori scelte possibili che un popolo potesse fare. Purtroppo mi ero scordato che quel popolo erano gli USA.

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Cosa vuol dire essere uno Sviluppatore (per palati fini)

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  1. Le prime parole pronunciate da uno sviluppatore non sono “Mamma” o “Papà” ma “Hello World!”.
  2. Uno sviluppatore è sempre in grado di scrivere un metodo che lancia un’eccezione che conferma la regola.
  3. Quando uno sviluppatore deve compilare un modulo, esclama: “cc modulo.c”
  4. Una persona comune ha la propria abitazione orientata secondo i punti cardinali. Uno sviluppatore ha la casa orientata agli oggetti.
  5. Quando lo sviluppatore va all’estero non cambia i suoi soldi, si limita a farne un cast.
  6. Uno sviluppatore programma sempre la sua giornata… in Assembler!
  7. Per uno sviluppatore un distributore IP è un Server DHCP, per una persona comune un benzinaio.
  8. Nel registro di classe non compare mai il nome di uno sviluppatore, ma un puntatore ad un’istanza dello stesso.
  9. Quando lo sviluppatore eredita una casa non la ristruttura, si limita a fare un overload delle stanze principali.
  10. Lo sviluppatore non ha un allarme collegato alla porta d’ingresso di casa, ha il firewall.

Cosa mi dà fastidio nel successo di Saviano…

Oggi leggevo un’intervista di Fabio Cannavaro, che criticava “Gomorra” vero masterpiece di Saviano (alzi la mano chi ne aveva anche solo sentito parlare prima del polverone mediatico sollevato dal libro in questione), in quanto cattiva pubblicità per l’Italia. Apriti Cielo! Subito su forum e blog leggo le grida scandalizzate dei soliti benpensanti intellettualodi che si lanciano subito in estenuanti difese del santo del nuovo millennio (mi stupisco come non sia ancora papa).
Ora, io non ce l’ho assolutamente con Saviano. Lui ha semplicemente scritto un libro, sfruttando un tema di attualità. Sempre meglio delle fesserie di Dan Brown, ma nulla più che un libro.
Io ce l’ho con quella massa di idioti che lo idolatra all’inverosimile, che gli dedica gruppi su Facebook, che gli dedica strade, circoli (pseudo)culturali, c’è persino chi è arrivato a chiamare il figlio Saviano (come nome di battesimo).
Già perchè Saviano, che a mio giudizio non è nemmeno questo mostro di bravura a scrivere, solo un onesto mestierante della penna, come tanti altri, è stato innalzato sugli scudi, col beneplacito della casa editrice, non per aver compiuto chissà quale gesto eroico, ma per aver scritto un libro.
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Ughi vs Allevi: il dibattito Musicale di fine 2008

Sulla pagina di cultura (quella che di solito gli amanti di Grande Fratello ed altre vaccate varie, saltano a piè pari, ammesso che sappiano leggere!) di quasi tutte le testate giornalistiche nazionali si fa  un gran parlare del botta/risposta tra il grande violinista ed il pianista più di moda del momento.
In breve Ughi si erge a difensore del classicismo, contro il messaggio a dir poco messianico che, a suo avviso, Allevi, forte dell’ufficio marketing delle major, cerca di imporre sul panorama della musica “da camera”, e l’eccentrico e capelluto pianista e compositore, gli risponde non piccato, ma con toni melodrammatici, tipici di chi si sente “investito” di chissà quale carica.
Schierarsi in una simile diatriba è davvero difficile, perchè indubbiamente Ughi è il tipico “parruccone” (volendo usare un concetto onomatopeico, il grande maestro non me ne voglia), che ha costruito la sua fama sul talento e sul duro lavoro, e perciò, è più che naturale che veda minacciata la sua posizione dal “nuovo che avanza”.
Ma bisogna dire che Allevi mi sta tutt’altro che simpatico. Aldilà dell’impianto musicale, tuttavia orecchiabile, che porta avanti, il suo essere personaggio, troppo spesso lo innalza sugli scudi rispetto al suo lavoro.
Penso infatti che un musicista vada giudicato per il suo lavoro, quiindi la musica, e non per le interviste che rilascia… come se a qualcuno interessasse se Mozart fosse d’accordo con la politica estera dell’imperatore d’Austria, o se Shakespeare avesse un’opinione circa le decisioni della regina Elisabetta.
La mia impressione, in generale, è che la musica di Allevi non sia poi coì grande, e mi chiedo se, senza l’eccentricità del personaggio, si parlerebbe così tanto, maestro Ughi compreso, delle performance in un concerto, di certo non di portata globale, come quello che il buon Allevi ha eseguito al Senato, e che è stata la causa di siffatto putiferio…

100 di assenza…

Erano le 5.21 del 28 Dicembre del 1908 quando la terra tremò.

30 secondi che spazzarono via 150.000 vite.

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Anche la mia famiglia, come migliaia di altre, fu colpita dalla catastrofe (la bisnonna di mio padre perì nel crollo della sua abitazione).

L’unica cosa che tutti i sopravvissuti ricordavano nei loro racconti, è che le prime divise, unica presenza tangibile di un’autorità statale, che si videro a prestar soccorso, non appartenevano alle forze armate italiane, ma alla marina russa (siamo nel 1908, si parla ancora di Zar… niente bolscevichi) ed Inglese…