Ubuntu 9.04 vs Fedora 11-beta

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Personalmente sono un tipo che quando esce un prodotto nuovo, qualsiasi sia il prodotto in questione, non va a vedersi i video dmostrativi (leggasi spot) pieni di sbrilluccichii, ma per prima cosa va a leggersi le caratteristiche tecniche.

E per la prima volta ho trovato in ubuntu (una debian based), una serie di passi in avanti per quanto riguarda il supporto tecnologico, che non si limitasse a qualche ridicolo effettuccio grafico ed all’ennesimo restiling dell’UI.

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Si scrive Chromium si legge Chrome for Linux

Ci tengo a precisare che quest’articolo non è certo la recensione (non avrebbe senso, visto lo stato del progetto, dichiarato pre-alpha), ma la segnalazione di un’opportunità di contribuire a quello che ritengo un progetto, al momento, molto valido!

Sotto Winsozz, ho ormai abbandonato il fidato Firefox, in favore del browser di Google, ma sotto Linux se ne avverte la mancanza inesorabilmente!

In questo articolo perciò cercherò di recensire, non il browser in sè, ché come ho detto avrebbe poco senso, ma il sistema di fruizione dei sorgenti con relativi strumenti di compilazione.

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Google Chrome

Abitualmente utilizzo 3 browser distinti: l’immancabile firefox, per la navigazione di tutti i giorni (multipiattaforma), il discreto flock che uso per il cosiddetto social networking (feisbuc e soci), e konqueror (esclusivamente su linux) che trovo molto versatile per la grande varietà di protocolli che supporta. Non sono un fan di opera, che trovo troppo poco browser causa talune sue scelte radicali, tantomeno un estimatore di safari, che a parte essere imho il browser che dà più problemi con il web 2.0* (cioè tutti quei siti pensati per Internet Exploder, e non sono pochi…), non ha nessuna caratteristica unica e/o innovativa che mi spinga ad usarlo.

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Fedora 10 & Samsung NC10

Dopo aver dismesso il mio ormai vecchiotto ACER WLMI 1510 (che adesso usa mia sorella, non si butta niente eh!), avevo la necessità di un portatile che fosse realmente portatile: un netbook.

Ovviamente per esigenze professionali (ma anche personali) mi serviva qualcosa di abbastanza semplice da riconfigurare (purtroppo anche quelli venduti con l’amato pinguino preinstallato usano distribuzioni che hanno del ridicolo per uno che col pc “ci lavora”).

Scartato a priori l’ASUS che offre si una vasta gamma di modelli, ben differenziati ma piuttosto dispersivi, e l’HP che offre una soluzione di connettività obsoleta e troppo windows centrica, ero fortemente tentato dal DELL mini…

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Ancora su ath9k e kernel 2.6.27…

A parte qualche piccolo problema con Fedora 10, devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito dalla stabilità del nuovo driver di mamma Atheros incluso nell’ultimo rilascio uffciale del kernel.

Bisogna dire che la maggior parte dei problemi riscontrati dal sottoscritto non sono legati al driver in sè, ma a tutto ciò che ci sta a contorno (NetworkManager su gentoo e udev su Fedora 10), però il driver si è dimostrato incredibilmente maturo.

La connessione è particolarmente stabile e veloce, raggiungendo in trasferimento (ovviamente con un altro client 802.11n), livelli di throughput paragonabili a quelli di una rete wired veloce: ho trasferito una ISO del peso di 4Gbytes dal pc all’altro in poco più di 4 minuti, con velocità di picco di 30 MBytes (si MBytes, non Mbits) al secondo.

Se funzionasse anche su Fedora 10 nella versione a 64bits sarebbe davvero una cosa eccezzzzzzziunale, insomma!

Fedora 10: un passo avanti e due indietro.

Già da qualche giorno (25 Novembre) è disponibile la nuova release della nota distribizione basata su RedHat (o è viceversa? mah!). Ho deciso di installare 3 delle sue decisamente numerose versioni: il cd live “standard” (ovvero la versione i686 a 32 bit), il cd live x86_64, e la versione (sempre x86_64) del livecd con KDE 4.1.

Rispetto alla versione “beta” che avevo installato da qualche settimana, l’installazione è filata liscia ed in pochissimi minuti mi sono ritrovato un sistema funzionante in 2 occasioni su 3. Già, 2 occasioni su 3 perchè non c’è stato verso di portare a termine l’installazione dal cd live in versione kde. Un errore di checksum sul cd mi ha fatto desistere dopo 3 tentativi (con relativo ri-scaricamento dell’immagine e successiva masterizzazione, sia da bt che da sito web).

Per fortuna il cd in versione “gnome” non lamenta questo genere di problemi e l’installazione fila liscia in entrambi i casi. Ad onor del vero, la versione KDE sembra mostrare una scarsa cura dei dettagli, già a partire dalla mancata possibilità di scegliere linguaggio/layout della tastiera.

La versione i686, per altro, denota una qualità realizzativa davvero impressionante, senza però scadere nello stucchevole sistema a maschere “a prova di idiota” che caratterizza la “stilosa” ubuntu. Tutto viene riconosciuto senza problemi ed anche la spinosa scheda wireless 802.11n (una dlink DWA 547), viene riconosciuta ed abilitata correttamente da Network Manager mediante l’ottimo driver ath9k di atheros incluso recentemente nel kernel 2.6.27.

Per quantor riguarda invece la versione x86_64, valgono le stesse considerazioni della i686, con l’unica eccezione, ahimè, della scheda wireless. Sembrerebbe che la scheda non venga rinconosciuta correttamente da qualche sottosistema (udev?) perchè nè il driver viene caricato automaticamente all’avvio, nè, in caso di caricamente manuale dello stesso, vengono create le due interfacce wireless presenti in maniera automatica nella versione a 32 bit.

E questo è il bilancio per quanto riguarda direttamente Fedora. 1 passo avanti (i686) e 2 indietro (x86_64 e KdeLive).

Rimane però in sospeso la questione driver “restricted” della ati. Rpmfusion ha rimosso i suddetti dai repository a 10 giorni dal lancio della nuova versione di fedora causa un’incompatibilità tra i driver ati e la nuova libreria libdrm. Attualmente tutti i tricks che si possono trovare in giro spiegano un downgrade della libreria in questione, per l’utilizzo dei driver di ati.

In conclusione, la distro nasce sotto ottimi auspici, e se sistemeranno questi piccoli problemi di gioventù, ci troveremo davanti ad un ottimo prodotto.

Fedora (quasi) 10 e Dlink DWA 547

Ci siamo!
Il kernel 2.6.27 mantiene le sue promesse di novità importanti, e dopo averlo testato in una versione customizzata (in gentoo), non posso far altro che notare con piacere che anche le versioni precompilate “han menato seco” il nuovissimo e scintillante driver ath9k che permette di utilizzare le schede wireless con i più recenti chipset Atheros (AR5616 nel mio caso).

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Non ho dovuto far altro che inserire il DVD, procedere all’installazione in una delle mie partizioni di prova (dove sperimento personalmente un po’ tutte le nuovissime distro in circolazione), ed avviare il mio utente… e… magia! Ecco che l’applet di NM mi segnala la presenza di nuove reti wireless… e senza che io debba aver fatto nulla (prima tra codice svn, patch git, ecc ecc c’era da impazzire)… e c’è anche la mia (forzata in modalità 802.11n… giusto per provare la bontà del nuovo driver!).

Inserisco i parametri di connessione… 3 secondi e sono online… mi dico: “Facciamo un po’ di prove!”. Prima classica prova: navigazione web. Ok! Passiamo al download: una distro linux dal mirror del GARR… 1.6MBytes/sec, direi ottimo! Scambio di files con un altro PC: velocità media 11Mbytes/sec (cioè quasi 90Mbit/sec, roba che neanche col cavo!!!). Ok!

Ho usato la connessione per un paio di ore (incluso il download per gli aggiornamenti della Fedora (quasi) 10), senza il minimo problema di stabilità… giusto un calo delle prestazioni verso le metà della seconda puntata di Kill Point (ormai il tempo lo misuro sui telefilm che passano su Sky), ma credo fosse un problema di Fastweb, anche perchè il medesimo problema lo riscontravo con il palmare.

Insomma, che dire? Ottime notizie… ormai la mitica DWA 547 (presa a due soldi… era in offerta a 49€ da Saturn, qualche mese fa), si dimostra un prodotto molto affidabile!

(mini) Recensione Spore

Diciamocelo francamente, oramai il 99% dei giochi sono uniformati a 3-4 tipologie di gameplay, spesso sciocche e ripetitive, che scaturiscono in una longevità artificialmente prolungata mediante quel fenomeno di massa che è l’online gaming.

Perciò quando spunta qualche gioco veramente nuovo, con un gameplay se non nuovo, si può dire originale, sono sempre incuriosito dalla cosa. E’ il caso di Spore…

Volendo fare un’analisi neutrale, Spore è il solito gestionale camuffato da una trama centellinata su quattro fasi, che sulla carta sono aperte ad un numero incredibile di combinazioni.  L’influenza delle scelte fatte in ognuna delle fasi precedenti, tuttavia, condiziona in maniera univoca l’evoluzione del gioco, per cui in ogni istante il ventaglio delle scelte a disposizione è quasi sempre di impostazione dicotomica, con un carattere neutrale intermedio, che è possibile mantenere solo a patto di alternare in maniera precisa le scelte in questione.

L’impressione generale data da un simile gameplay è quella di scarso controllo… l’evoluzione sembra seguire più una serie di regole pre-impostate, piuttosto che le scelte, per quanto bizarre, del giocatore.

Per capirci, non v’è alcuna differenza sostanziale tra una creatura dotata di arti multipli… una volta definite almeno un paio di gambe, ed un paio di “manipolatori” (braccia? mani?), arti aggiuntivi non offrono bonus di alcun tipo… Ed anche dimensioni e tratti corporali, non hanno influenza di alcun tipo sulla diversificazione delle speci.

Alla fine è un fatto puramente estetico…

Inoltre più si va avanti nelle varie fasi, più il “sistema di personalizzazione” (chiamato creatore di creature) perde di efficacia ed utilità. Paradossalmente, nella fase spaziale, quando vai a creare la tua navicella, ad un certo punto hai la possibilità di dotarla di una serie di armi che… hanno una valenza solamente estetica!In pratica non c’è alcuna relazione tra i pezzi con cui “disegni” la tua navicella (che adesso ha preso il posto della creatura nel creatore), e le varie componenti che potrai acquistare con i punti missione che andrai accumulando durante le varie fasi di gioco.

Cosa dire ulteriormente? Un brutto modo di rovinare un gioco le cui premesse erano davvero grandiose…

Sembra di giocare ad un Need For Speed dove al posto dell’auto truzza ti devi fare prima l’animaletto e poi l’astronave più truzza che ci sia!