AdBlock totale su Linux

L’idea mi è venuta girovagando sulla rete quando ho trovato questo interessante link.

Così ho scritto un banale script di “aggiornamento” per il file

/etc/hosts

basato su tre semplici comandi:

curl

grep

hostname

ecco il mio script AdBlock.sh:

#/bin/bash
CURL=`which curl`
GREP=`which grep`

$CURL http://someonewhocares.org/hosts/ | $GREP 127.0.0.1 > /etc/hosts
echo "127.0.0.1" `hostname` >> /etc/hosts

Ricordatevi di settare i permessi di esecuzione:

chmod +x

E poi lanciatelo come:

sudo AdBlock.sh

Niente più fastidiosi banner navigando!

 

Fedora 16: Avahi per scovare e configurare le stampanti di rete

Installare una stampante di rete presente nella propria rete aziendale si rivela spesso frustrante, vuoi per la propensione di molti sistemisti ad affidarsi ciecamente (ed esclusivamente) alla gestione Wisozz-like delle stesse, vuoi perché spesso le stampanti sono molte, tutte identiche e, a parte pochissimi eletti, conoscerne le coordinate informatiche (ip, modello, driver di stampa ecc ecc), è pressoché impossibile.

Per fortuna in molti casi è possibile affidarsi a servizi cosiddetti “zeroconf”, e nella fattispecie, sotto linux l’ottimo Avahi ci corre in aiuto.

Si tratta di installarlo (se non ancora presente nel sistema) insieme ad una manciata di altri pacchetti tramite il comando:

sudo yum install avahi avahi-autoipd avahi-compat-libdns_sd avahi-glib avahi-gobject avahi-tools avahi-ui avahi-ui-tools cups-ipptool cups-lpd nss-mdns

e lanciarlo tramite:

sudo systemctl start avahi-daemon

Aggiornamento: Come suggerito nei commenti sotto in alcuni casi il comando da dare è

sudo systemctl start avahi-darmon.socket

A quel punto non vi resta che lanciare l’utility di gestione delle stampanti e fare click sul pulsante di aggiunta nuova stampante, e magicamente, dopo qualche secondo, vedrete la lista di opzioni possibili popolarsi, oltre che delle classiche impostazioni manuali, dell’elenco delle stampanti di rete connesse alla vostra rete.

Su Fedora vi consiglio di lasciare perdere i tool di gestione delle stampanti del vostro DE che essendo piuttosto “vanilla”, peccano abbastanza di integrazione, ed utilizzare l’ottimo

sudo system-config-printer

che, tra le altre cose, una volta scelta la stampante, provvederà a scaricare ed installare driver e quant’altro nel caso fosse necessario.

 

Recensione Samsung Galaxy S2

Mi sono deciso e sfruttando una sontuosa offerta su Groupon ho acquistato lo smartphone del momento. A dir la verità ne ero rimasto affascinato (a differenza del suo predecessore, il Galaxy S) al Salone del libro di Torino, quando nello stand della TIM dedicato agli ebook, avevo avuto la possibilità di provarlo per una mezz’oretta.

Ciò che mi aveva colpito allora, cosa rara, era il design: sottile e leggero ma soprattutto con uno schermo extra-size. Di solito, infatti, non guardo certo al design… anzi! I device che porto in tasca sono tutti accomunati da una ben precisa caratteristica: robustezza. Non per niente i cellulari che mi hanno accompagnato più lungamente e fedelmente sono stati il Motorola V3XX (con scocca in metallo, praticamente indistruttibile) ed il mio fido Palm M125. Ma in questo caso le sensazioni offerte dal(l’allora) nuovo smartphone della casa coreana sono state non solo di prim’ordine, ma in seguito più che confermate dalle numerose recensioni che si possono reperire sul web.

Tralasciando ora le più che note caratteristiche tecniche del suddetto device, passo ad una rapida recensione delle sue funzionalità. Appena collegato al PC tramite Kies (purtroppo rigorosamente per Winsozz, meno male che in azienda mi obbligano a tenerlo, seppur dormiente, su una partizione del portatile), mi segnala un aggiornamento. Per il momento tralascio l’update e passo ad un utilizzo più o meno intenso.

Autonomia

La giornata tipo del mio smartphone è caratterizzata dalla connessione dati sempre accesa, 3G quando sono in ufficio e WIFI in casa. Il Bluetooth è attivato (uso blueproximity per autenticarmi sul portatile e l’HFP per connetterlo al Blue&Me della macchina), così come il GPS. Faccio largo utilizzo della mail (una quindicina al giorno), poco del web, ma un discreto abuso della chat di gtalk. Per quanto riguarda la parte telefonica, mi limito ad un paio di telefonate (al max mezz’ora in tutto) e qualche SMS.  In questa configurazione con HTC Hero e LG Optimus One mi ritrovo con la batteria agli sgoccioli dopo circa 12 ore, quindi ho l’abitudine di collegare lo smartphone al portatile durante le ore di ufficio per estenderne l’autonomia. Ebbene, con il Galaxy S2 questa consuetudine è venuta meno… Alle 8 di sera ho ancora un 30% di batteria residua, più che sufficiente a concludere la giornata senza usufruire della presa di corrente.

Schermo.

Inutile parlare di pollici, raffrontando lo schermo del SGS2 a quello dell’O1 salta all’occhio immediatamente che ci troviamo davanti ad un display con superficie circa doppia. Ne beneficiano leggibilità e, per chi come me non ha dita propriamente affusolate/da signorina, usabilità. Per la prima volta riesco a comporre i messaggi e rispondere alle mail usando il pollice, laddove, in precedenza, dovevo appoggiare il telefono su una superfici e ricorrere ai meno “rudi” indici. Una pecca la si può però trovare nell’interfaccia di Android, perché, nonostante la maggiore dimensione nonché densità dei pixel, il numero di oggetti posizionabili sulle schermate rimane fisso. Non me ne frega nulla delle icone più definite, a me andavano bene anche quelle low-res, purchè potessi piazzarne anche solo una in più per riga!

Usabilità.

Dal punto di vista della reattività siamo davanti ad un device che tutto fa pensare fuorché ad un dispositivo embedded. Sempre preciso e rapido ad ogni interazione, fa valere i suoi muscoli in tutte quelle piccole situazioni in cui i suoi “meno dotati” colleghi, rendono frustrante l’utilizzo di uno smartphone in maniera intensiva. Se, infatti, il processore dual core rende le transizioni fluide ed istantanee, dall’altra la dotazione “monstre” di RAM (1GB) permette un multitasking realmente efficace, senza la necessità di star sempre lì ad uccidere processi per mantenere la capacità di interoperabilità a livelli accettabili. A dire il vero da questo punto di vista già i 512 MB di RAM dell’O1 per me erano risultati un vero e proprio salto di qualità rispetto all’HTC Hero, ma con il Samsung, è il caso di dirlo, ci si può permettere il lusso di scordarsi cosa si è lasciato aperto, senza correre il rischio di subire ritardi perché la RAM è rimasta carica di qualche processo avido. Di contro trovo molto scomodo il pulsante di accensione laterale e l’assenza di pulsanti fisici, eccezion fatta per l’unico pulsante home posto sotto lo schermo. Da quel punto di vista l’HTC Hero rimane imbattibile, soprattutto per la presenza di due tasti fisici dedicati alla telefonia, che limitavano l’interazione con lo schermo.

Connettività.

Il Wifi N e l’HSDPA di ultima generazione si fanno sentire… la fruizione dei contenuti online (eccezion fatta per Facebook, applicazione terribile e buggatissima), è incredibilmente rapida e fluida. Il dazio pagato in termini di batteria però quasi non si sente, probabilmente merito di un qualche genere di ottimizzazione nella richiesta di connessione, soprattutto per quanto riguarda il 3G. Devo ancora provare DLNA e HDMI (per quest’ultimo serve un apposito adattatore venduto alla non modica cifra di 40€, LG invece nel suo Optimus Dual lo dà in bundle con il telefono), ma non essendo la funzione primaria per cui l’ho acquistato, non  credo che il giudizio finale possa risentire troppo di questa mancanza di dati.

Multimedialità

Completissimo nel reparto multimediale (doppia fotocamera, supporto al 1080p, schermo ad alta risoluzione), pecca un po’ di narcisismo per quanto riguarda le regolazioni di base. In particolare le fotografie presentano colori troppo saturi, ed il suono è oltremodo pompato, per sopperire alla scelta (puramente estetica) di piazzare l’altoparlante di sistema in una posizione molto infelice, soprattutto quando il telefono è appoggiato su superfici non rigide. Per il resto si tratta di un gioiellino. Una menzione particolare agli auricolari di tipo in-ear forniti in dotazione, davvero sopra la media.

Storage ed Accessori.

C’ho messo subito una SD class 4, ma in effetti potevo farne a meno. Così come, a differenza dell’LG non sento la minima necessità di spostare applicazioni sulla SD. La dotazione è completa per un qualsiasi utilizzo, a meno di non saturarla subito di filmati full-hd. La linea accessori è costosetta, 40€ per l’adattatore HDMI, e circa 50€ per il supporto da macchina (almeno per quest’ultimo ci si può rivolgere alle marche “compatibili”), mentre su expansys ho trovato per 19€ una batteria aggiuntiva (prezzo abbastanza onesto) ed una docking station per ricaricarlo insieme alla batteria supplementare.

Concludendo…

Mi trovo davanti ad un ottimo prodotto in grado di offrire una connettività a 360° sia al professionista che a colui che vuole utilizzarlo nel tempo libero. Il costo è ancora piuttosto ingiustificato, a meno di non trovare l’offerta giusta che possa ingolosire. L’aggiornamento (ancora non il 2.3.5) migliora leggermente l’autonomia e l’efficienza della connessione.

L’idiosincrasia di Fedora 15 (x86_64) per lo swap

Descrizione del Sistema.

Configurazione Hardware: Intel core i5-2300 (Sandy Bridge), MB ASUS P8H61 (rev. B3), 4 GB DDR3, Scheda Video discreta ATI Radeon HD4870 1GB DDR5.

Configurazione Software: Fedora 15 Lovelock (x86_64), spin KDE, driver video Opensource, compositing attivo.

Il problema.

Subito dopo l’accesso ad una sessione grafica (KDE4), da parte di un utente, si ha un temporaneo freeze del sistema (dell’ordine del minuto).

Andando a monitorare l’utilizzo delle risorse mediante un qualsiasi misuratore delle stesse (io uso l’ottimo htop) , si riscontra un anomalo uso del meccanismo di paginazione della memoria di sistema, con un mirroring pressoché totale del quantitativo di memoria RAM in uso nella memoria di SWAP, sebbene il quantitativo di RAM disponibile sia ancora ben cospicuo (circa 2,5 GigaBytes sui 4 disponibili).

Soluzione Temporanea.

Disabilitare lo spazio di swap:

swapoff /dev/partizioneDiSwap

Analisi nel dettaglio.

La causa scatenante sembrerebbero essere l’avvio di processi/thread che “occupano” cospicui quantitativi di RAM (leggasi, apertura Browser Web come Firefox o Google Chrome).  Quello che si osserva è un’occupazione di RAM pressoché costante, ed una rapida crescita del quantitativo di swap occupato, fino al “raggiungimento” del medesimo quantitativo di memoria RAM effettivamente occupata al momento.

In questo periodo il sistema è pressoché paralizzato, e dopo un periodo di “assestamento” di circa un centinaio di secondi, il sistema torna a funzionare correttamente, salvo sporadiche “ricadute”, ma normalmente di durata decisamente inferiore (dell’ordine di qualche secondo), in concomitanza della ripresa della sessione dopo un lockscreen o la partenza dello screensaver.

TO BE CONTINUED…

I problemi di Fedora 15 con l’Italiano

Se installate l’ultima versione di Fedora da liveCD, vi ritroverete con il “locale” di default in inglese. Se cambiare le impostazioni del DE è relativamente facile attraverso le opzioni dei rispettivi pannelli di controllo, per quanto riguarda tutte le applicazioni che invece fanno riferimento ad una variabile d’ambiente del sistema (incluso google-chrome!!!!!) la questione è leggermente più complessa.

infatti vanno editati i file:

/etc/grub.conf

e

/etc/sysconfig/i18n

nei quali va sostituita il valore della variabile

LANG=en_US.UTF8

con

LANG=it_IT.UTF8

Purtroppo la modifica avrà effetto solo dopo un riavvio. Uno dei rari casi in cui Linux segue il cattivo esempio di Winsozz! :-)

Mini Recensione Fedora 15

In attesa di un’analisi più approfondita, pubblico una mini recensione dell’ultima versione della distro mada-in-RedHat.

Fedora 15 Lovelock: Introduzione.

La mia idiosincrasia verso Ubuntu (di cui non sopporto il continuo voler scimmiottare ora MacOsX, ora Winsozz), mi porta ad una certa riluttanza verso l’esperienza Desktop fine a se stessa. Ben vengano le integrazioni con la UI, ma essenzialmente un PC, e soprattutto un PC con Linux, non si può limitare ad un contenitore di notifiche per i social network.

Da questo punto di vista la mia ricerca di uno strumento versatile mi ha sempre orientato verso Fedora, che penso sia l’unica porti innovazioni non solo squisitamente dal punto di vista estetico.

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150 anni

Son passati 150 anni da quel 17 Marzo 1861 in cui il parlamento, con decreto n°4761, dichiarava il cambio del nome da Regno di Sardegna a Regno d’Italia, riconoscendo a Vittorio Emanuele, ed ai suoi Eredi, il titolo di Re d’Italia.

Re d’Italia, ma non degli Italiani.

E con il regno d’Italia è nata anche la “Questione Meridionale”, che ancor oggi tiene banco nelle parole di quell’illuminato statista che è il ministro dell’Economia Tremonti. Parole, che, l’altro giorno, hanno suonato pressapoco come un: “senza il meridione l’Italia sarebbe una grande potenza economica”.

150 anni, e siamo ancora “il Meridione”… Non me la sento a questo punto di esporre il tricolore! Meglio la bandiera Borbonica (simbolo del Regno delle Due Sicilie).

Recensione LG Optimus One with Google

Da qualche giorno sono in possesso di questo ottimo smartphone Android, dal costo piuttosto contenuto (229€), il che ne fa di gran lunga ed in assoluto il miglior smartphone in circolazione per quanto riguarda il rapporto prezzo/prestazioni/dotazione.

LG Optimus One

LG Optimus One

Bisogna subito dire che, per contenere il costo, il telefono è privo di alcune caratteristiche presenti sui terminali high-end, quelli cioè che per prezzo e pseudo prestazioni vogliono sostituirsi all’iPhone come icona di stile e status symbol: in primo luogo il display è solo un “320×480″  da 3,2″ (mentre nel mondo dei “telefoni fighi” da 600 e passa euro oramai i 4″ da 800×480 sono ormai lo standard), ma le differenze sostanziali finiscono qui. Sinceramente, a costo di sembrare la volpe che non riesce a raggiungere l’uva, i display superdefiniti degli smartphone “fighi”, non li comprendo. Anche con un uso medio intensivo, il browser di Android renderizza le pagine ottimamente anche a 320×480 e sotto i 7″ una definizione che rasenta le misure submolecolari, non capisco a che genere di operazioni possa giovare.

Abbandonando ogni polemica passiamo alle note positive. Il punto di forza di questo device è sicuramente la dotazione di memoria RAM, ben 512MB (in linea con i suoi cuginetti più costosi, e ben al di sopra dei concorrenti nella medesima fascia di prezzo). Da quando il concetto di multimedialità ha pervaso le nostre vite, i MHz del processore fanno marketing, ma nella sostanza delle cose è un’ampia dotazione di RAM a fare la reale differenza. Ed infatti è stupefacente vedere la reattività di un simile dispositivo con tale quantitativo di RAM ed un processore da “soli” 600MHz. In realtà la questione del processore meriterebbe un discorso a parte, sia per la natura stessa della CPU (i processori ARM, ed in generale i processori per sistemi embedded, si prestano meglio alle ottimizzazioni software per spremere prestazioni, rispetto a processori General Purpose quali quelli Intel ed AMD per PC), che per l’integrazione nel sistema (ovviamente, dovendo gestire una densita video più bassa, la potenza di calcolo necessaria è decisamente meno importante). Se si considerano dispositivi della stessa fascia quali l’HTC Wildfire (circa 70€ in più) o l’HTC Gratia (circa 170€ in più), leggiamo quantitativi di RAM decisamente più bassi, e nel caso del Wildfire, anche una risoluzione dello schermo inferiore.

Per il resto la dotazione di base è completissima: Wifi, Bluetooth e GPS, Fotocamera (posteriore) da 3 Megapixel (qualcuno mi deve spiegare cosa diamine ci si fa con 8megapixel su un cellulare!), accelerometro, sensore di prossimità, slot micro-sd e batteria da 1500 mAh (standard, ci si fa una giornata di lavoro con connettività sempre accesa ed uso medio-intensivo).

Il software è l’ormai classico Android 2.2 Froyo, con promessa di aggiornamento a Android 2.3 Gingerbread quanto prima, ma privo di player flash integrato (una scelta di LG, anche forse per incrementare la stabilità del sistema, visto che l’insulso formato è il principale responsabile di crash su tutti i browser web, mobili e non), e personalizzato con i soliti 2-3 widget aggiuntivi (meteo, connessione wireless ecc ecc). Ho trovato una cosa molto bella e utile l’aggiunta nella pagina delle notifiche (quella che si attiva tirando verso il basso la barra delle stesse) dei principali controlli connettività (Wifi, Bluetooth, GPS, vibrazione e volume di sistema). Un po’ deludente invece la GUI Home di default, in pratica una versione molto minimale di Launcher Pro.

La sezione telefonica è piuttosto buona, con un audio chiaro a tutti i volumi, anche se, un piccolo appunto da fare agli sviluppatori LG che hanno deciso di utilizzare il fading in entrata sulla suoneria, come opzione fissa di default non modificabile, cosa che può risultare scomoda nella vita di tutti i giorni, quando si aspetta il classico “squillo singolo”.

Il GPS è di quello assistito ed il fix, con la connessione dati attiva è pressoché istantaneo.

Le note negative sono due. La prima, a mio avviso di poco conto perché facilmente superabile, è la scarsa dotazione di memoria flash interna (appena 170MB): per fortuna Froyo permette l’installazione delle applicazioni (in verità non tutte sono abilitate a questa modalità), il che unito ad una microSD di dimensioni e prestazioni generose (io per poco meno di 25€ ho preso un’ottima HP Classe 4 da 8GB),  praticamente annulla il fastidio. Il secondo, secondo me più grave, è l’adozione di una presa dati/ricarica in standard non microUSB, il che obbliga a portarsi dietro il cavetto dedicato (mentre con l’HTC Hero praticamente va benissimo qualsiasi microUSB).

In conclusione, è sicuramente il telefono del momento. 229€ sono un prezzo più che appetibile per un gingillo del genere, infatti non è un caso che il prodotto in questione è al top nelle classifiche di vendita di questo periodo.