Sun Tzu ed il “Settembre Nero”

N.d.A. Per chi non lo sapesse Settembre Nero è il nome di una cellula terroristica palestinese responsabile nel ventennio che va dalla strage delle Olimpiadi di Monaco del ’72 alla fine degli anni ’80, di tutta una serie di attentati terroristici contro Israele ed in generale gli alleati Occidentali.

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Credo sia giusto associare gli eventi sociopolitici e socioeconomici che hanno caratterizzato, ciclicamente, il primo decennio del XXI secolo al concetto di terrorismo.

Non sono un economista e nemmeno uno storico,  faccio tutt’altro mestiere,  e non appartengo a quella schiera di studiosi che lavora alacremente per cercare profezie negli scritti di questo o quel autore classico e/o medioevale. Però Sun Tzu, qualche migliaio di anni fa, aveva previsto tutto.

A Sun Tzu si suole attribbuire uno dei libri filosofici più letti nella storia dell’umanità: L’arte della guerra. Non si tratta di un poema epico da cui gli Ammeriggani possono “trarre ispirazione” per un qualche Kolossal*, di quelli che piacciono a loro, con l’eroe che viene salvato all’ultimo secondo dalla cavalleria e che sposa la sua bella. Si tratta invece di un piccolo libretto, in cui, sotto forma di massime “poetiche”, l’autore (o più probabilmente gli autori, visto che sicuramente si tratta dell’elaborazione collaborativa di una serie di precetti), raccontano in maniera semplice ed esaustiva la conduzione di una campagna militare (possibilmente) vittoriosa.

E gli Ammeriggani questo libro lo conoscono bene, visto che è letto, studiato ed apprezzato a West Point, l’accademia militare che sforna i capi dell’esercito, nonché, massima espressione culturale accademica secondo una recente classifica redatta da uno dei loro maggiori quotidiani. Il problema è che, probabilmente, gli Ammeriggani, hanno solo versioni in cinese del libercolo in questione, visto che non c’hanno capito una mazza!

E non mi vengano a parlare di strategie e tattica, perché anche qui… Storicamente gli Ammeriggani, non sono capaci di vincere una guerra se non alla maniera di Pirro: un ingente spiegamento di truppe e tecnologie (ai tempi di Pirro c’erano gli Elefanti, oggi ci sono le bombe “intelligenti”) che provocano si la rotta del nemico, ma subiscono sistematicamente grosse perdite (contando solo la campagna per catturare Saddam Hussein, gli Ammeriggani hanno perso più soldati, di quante siano state le vittime e i dispersi del crollo delle Torri gemelle), e mettendo in ginocchio l’economia interna (e di rimbalzo quella mondiale…).

Perché Sun Tzu, lo diceva: mantenere un esercito fuori dal proprio territorio, significa prosciugare di ricchezza la propria nazione. Figuriamoci poi quando gli eserciti mantenuti sono più d’uno…

Ecco perché a chi dice che le cause della crisi economica che sta falcidiando l’umanità molto peggio delle presunte pandemie da influenza animale che ogni inverno le cause farmaceutiche paventano per vendere vaccini e medicine, siano da ricercare nel crollo delle grandi banche d’affari nel Settembre Nero del 2008, rispondo che il “Settembre Nero” da additare è un altro: quello del 2001, quando in un doppio delirio di onnipotenza un emerito imbecille saudita, ed un altrettanto emerito imbecille texano, hanno deciso di costruire un mondo nuovo, sulle ceneri del vecchio…

* Eh si… Gli Ammeriggani solitamente prendono un libro a caso, leggono il titolo, cercano su internet il nome dei Personaggi principali, e poi vi costruiscono attorno una storia romanzata, che, con la trama originale ha poco o nulla in comune.

One thought on “Sun Tzu ed il “Settembre Nero”

  1. Bello però manca almeno una citazione del libro “L’arte della guerra”.

    ciao

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