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Cosa vuol dire fare politica (e satira politica)…

No, non voglio parlare di promesse elettorali, ché tanto quelle son buone a farle tutti… tanto offrire un milione di posti di lavoro, oppure maggiore equità sociale equivale cmq ad offire pane e figa per tutti…

No, qui voglio raccontare come si fa politica nei centri “culturali” (siano essi lerciosissimi centri di spaccio e gozzoviglie, intellettualissimi centri sociali, oratori cristiani per la formazione di benpensanti, o cantine polverose dove si complotta per rovesciare l’ordine costituito).

Per prima cosa mai, e dico mai,  raccontare qualcosa in maniera obiettiva.

Se si parla di G8 a Genova, bisogna parlare solo dei diritti umani calpestati alla Diaz, non di quelli apertamente e volutamente ignorati da parte dei manifestanti, nei confronti di chi in certe zone di Genova ci viveva ed ha visto centinaia di migliaia di euro di danni (con annessi e connessi) provocati da una legittima manifestazione democratica.

Se si parla di 8 per mille, bisogna esaltare l’operato del piccolo parroco di provincia, o del missionario in Madagascar, e mai far notare che un po’ tutti gli alti prelati (ed in generale i gran sacerdoti di qualsivoglia religione) da che mondo e mondo vivono nel lusso più sfrenato tra stole di ermellino e calici di nobile metallo tempestati di pietre preziose grosse come un pugno.

Se si parla di cittadini stranieri, bisogna evidenziare i crimini commessi solo da questi, e guai a parlare del lavoro di migliaia di persone, uomini e donne, che vengono in Italia a fare onesti lavori, per i quali la maggior parte dei giovani d’oggi ha scarso rispetto, visto che le ragazzine ambiscono tutte al titolo di prostituta del caso (o velina  che dir si voglia), ed i maschietti a quello di calciatore (che visti certi comportamenti è poi l’equivalente maschile della prostituta).

Poi una volta scelto l’orientamento politico (destra, sinistra, cristiano…) è essenziale fare satira sugli altri schieramenti: far satira vuol dire insultare gli avversari con i peggiori luoghi comuni, prendendosela con avi e discendenti fino alla settima generazione in entrambe le direzioni.

Infine martirizzare il porco del caso (scusate il termine, ma per me un lestofante, non è mai un eroe, ma sempre e solo un porco, indipendentemente dalla fine che ha fatto), dipingendolo come vittima innocente della brutalità della/delle controparte/i.

Se nel far questo riuscite a fare proseliti… siete sulla buona strada per fare il politico di mestiere, o il sindacalista, o il corruttore, o il gran sacerdote, o il massone o…

Ad ogni modo non vi serve neanche riconoscervi al 100% in una qualche ideologia… basta dire amenità, sconcezze od essere blasfemi in mondo osceno, e potrete ambire al titolo di “intellettuale”… se poi riuscite anche a ficcarci dentro una qualche eccentricità (l’omosessualità ostentata va di gran moda in questo momento, non importa nemmeno esserlo davvero!), allora siete a cavallo!

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