Archivio di marzo 2009
No, non voglio parlare di promesse elettorali, ché tanto quelle son buone a farle tutti… tanto offrire un milione di posti di lavoro, oppure maggiore equità sociale equivale cmq ad offire pane e figa per tutti…
No, qui voglio raccontare come si fa politica nei centri “culturali” (siano essi lerciosissimi centri di spaccio e gozzoviglie, intellettualissimi centri sociali, oratori cristiani per la formazione di benpensanti, o cantine polverose dove si complotta per rovesciare l’ordine costituito).
Per prima cosa mai, e dico mai, raccontare qualcosa in maniera obiettiva.
Blueproximity è un’interessantissima applicazione in python che trova la sua principale applicazione in ufficio, permettendo di bloccare automaticamente il pc (facendo partire lo screensaver oppure un qualsiasi comando/script a vostro piacimento) appena il vostro telefonino/palmare/dispositivoconbluetooth sia uscito oltre un certo range (configurabile).

Non essendoci alcun pacchetto per Fedora 10 (almeno che io sappia), ho dovuto fare qualche configurazione a mano, adattando le istruzioni del manuale scritte per ubuntu/debian…
Per installarlo occorre, tanto per cominciare, soddisfare qualche dipendenza, gran parte della roba necessaria (bluez, pygtk) dovreste già averla, ma per sicurezza un bel
sudo yum install pybluez pygtk2-libglade python-configobj
dovrebbe permettervi di installare tutto ciò che serve dipendenze incluse.
A questo punto non vi resta che andare sul sito e scaricare da questo link, l’ultima versione disponibile (al momento in cui scrivo la 1.2.5-unstable) e scompattarla di qualche parte.
Prima di avviare l’applicazione occorre effettuare il pairing con il dispositivo bluetooth che vorrete utilizzare come sensore di prossimità (io ho optato per l’N95). A questo punto basta avviare l’applicazione lanciando il comando
start_proximity.sh
presente nella cartella appena scompattata, selezionare il device accoppiato e settare la “sensibilità” (cioè distanza massima oltre quale bloccare, e minima dentro la quale sbloccare) ed il gioco è fatto.
Volendo potreste aggiungere l’applicazione all’avvio della vostra sessione di gnome (sistema->preferenze->personale->sessioni).
Ci tengo a precisare che quest’articolo non è certo la recensione (non avrebbe senso, visto lo stato del progetto, dichiarato pre-alpha), ma la segnalazione di un’opportunità di contribuire a quello che ritengo un progetto, al momento, molto valido!
Sotto Winsozz, ho ormai abbandonato il fidato Firefox, in favore del browser di Google, ma sotto Linux se ne avverte la mancanza inesorabilmente!
In questo articolo perciò cercherò di recensire, non il browser in sè, ché come ho detto avrebbe poco senso, ma il sistema di fruizione dei sorgenti con relativi strumenti di compilazione.
Esitono due tipi di pregiudizio: quello “per sentito dire” e quello derivante da esperienza diretta. L’unica differenza è che se un pregiudizion derivante da esperienza diretta può essere anche solo un errore di valutazione, dovuto magai ad un’errata interpretazione del contesto in una determinata situazione, quello per “sentito dire” è quanto di più infame si possa trovare.
Ed è infame almeno quattro volte:
- è infame, tanto per cominciare, perché chi sviluppa il suddetto pregiudizio, raccontandolo e diffondendolo, impone, indipendentemente dalla buona fede o meno, il proprio punto di vista. E questo sia che sia corrette, sia che non lo sia!
- è infame una seconda volta, perché chi lo accetta, rinuncia ad usare il proprio sano spirito critico, per capire quali siano le origini di tale pregiudizio, ed eventualmente capire che il punto di vista in questione è sbagliato
- è infame una terza volta, perchè, normalmente, colui che lo ha accettato, a sua volta si comporta come colui che lo ha sviluppato, trasmettendolo a terzi, sottolineando a sua volta certi aspetti piuttosto che altri.
- è infame infine una quarta ed ultima volta, perchè trattandosi di pregiudizio, anche se ci fosse una base di verità, il processo di elaborazione che ha subito, automaticamente lo ha reso un vuoto impuntarsi, spogliato delle cause e delle motivazioni che sono le uniche cose che possono dar forza ad una tesi.

