Disclaimer: Questo non è il solito articolo da integralista-Linux, come molti potrebbero aspettarsi, ma solo una critica (spero costruttiva) al modello di beta-testing scelto da mamma Microsoft per la sua nuova creatura.
Per chi non lo sapesse (oramai anche gli pseudo TG come studio-aperto ne hanno già ampiamente parlato), Windows 7, l’erede del mai troppo amato Winsozz (s)Vista, è entrato in fase di beta-testing Pubblica. Cosa voglia dire “fase di beta-testing pubblica” è però un qualcosa di molto ambiguo.

Tutto nasce dall’errata interpretazione del termine “Test” (merito della lingua Inglese, che, soprattutto nel linguaggio tecnico, pullula di termini dal significato ambivalente, basta pensare all’annosa questione di “free” inteso come gratis, ma anche libero): per chi rilascia codice per il testing testare = provare se funziona, per chi il codice lo scarica testare = provare per vedere se mi piace, almeno in questo caso.
Come facilmente si può intuire c’è un problema di comunicazione, accentuato ancor di più da “quelli del marketing” che hanno colto al volo l’occasione di un’esposizione mediatica (AKA pubblicità gratuita) immensa, ed hanno pompato la cosa, tanto che oramai credo se ne parli anche nel più remoto dei campi profughi del Darfur… (bah!)
Vabbè… aldilà delle scelte di marketing, quello che mi lascia perplesso è la metodologia di “rilascio” di quella che a tutti gli effetti una volta si sarebbe chiamata Demo (e non Beta-release, che consentitemi, è tutt’altra cosa).
Un download pubblico (quindi accessibile a tutti) ma controllato (prima in quantità, adesso, stando alle ultime notizie, in tempo). Che senso ha? è evidente che alla Demo, almeno attraverso i canali leciti, potrà accedere, tra disguidi e rinvii, solo una risicatissima comunità (come ci si aspetterebbe da una beta-release), ma senza alcun tipo di cernita sul fatto di essere o meno qualificati per il testing (come ci si aspetterebbe da una demo).
Il rischio più grosso? che si brucino qualche milione di chiavi di attivazione (in un primo tempo le totali avrebbero dovuto essere “solo” 2.5 milioni) in utenti che lo scaricano, non riescono ad usarlo, oppure se lo installano su una partizione dell’hard disk (oramai con 50€ ti prendi un HD da 500GB) e lo lasciano lì ad ammuffire fino alla scadenza…
Mi chiedo, a questo punto, che tipo di testing ci ricaverebbe Microsozz con questo tipo di politica?
A meno che a Microsozz non interessi per nulla il testing, ma solo il clamore dell’operazione (non ci scordiamo che seppur da una posizione di mercato dominante, la casa di Seattle viene dal mezzo flop che è stato (s)Vista).
Ora, il sottoscritto di certo non appartiene certo alla categoria di persone che vede complotti in ogni cosa, ma con il sano scetticismo di persona adulta ed ormai avezza a certi meccanismi, si chiede il perché nel 2009, anno di crisi a detta dei soliti meglio informati, si debba ricorrere ancora a simili mezzucci da “venditori di fumo”.
Forse però ultimamente è cambiato il concetto di beta… ormai molte applicazioni sul web sono in beta per anni, sia quando sono “ad invito” sia quando sono aperte a tutti… e anche i programmi open source e quelli freeware sono scaricati un pò da tutti già in fase beta, e ne nel primo caso ne nel secondo/terzo ci si preoccupa che effettivamente chi accede alla beta abbia le capacità/tempo/voglia di segnalare bug e/o suggerimenti, no?
Credo che il vero beta-testing lo facciano gruppi ristretti e selezionati di persone e poi vengano invece “resi disponibili al grande pubblico” programmi identificati dalla dicitura beta per intendere prodotti non completi più che in fase di test.
Poi è indubbio che MS abbia avuto un’enorme pubblicità gratuita da questa beta…
Ciao, Davide.