Abitualmente utilizzo 3 browser distinti: l’immancabile firefox, per la navigazione di tutti i giorni (multipiattaforma), il discreto flock che uso per il cosiddetto social networking (feisbuc e soci), e konqueror (esclusivamente su linux) che trovo molto versatile per la grande varietà di protocolli che supporta. Non sono un fan di opera, che trovo troppo poco browser causa talune sue scelte radicali, tantomeno un estimatore di safari, che a parte essere imho il browser che dà più problemi con il web 2.0* (cioè tutti quei siti pensati per Internet Exploder, e non sono pochi…), non ha nessuna caratteristica unica e/o innovativa che mi spinga ad usarlo.

google_chrome

In questo contesto, inutile dirlo, personalmente non sentivo la necessità di un nuovo browser, per di più targato google. Per carità nulla di personale contro bigG, ma non vorrei che la loro scelta di entrare nel mercato dei browser web, spinga il mercato verso un web costruito ad arte secondo i dettami / gusti di Google. Ad onor del vero, a parte le personali antipatie a priori che più di un cosiddetto intellettuale dimostra nei confronti di google, i suoi prodotti, ottimi e gratuiti, non mi hanno mai dato idea di limitazioni alla mia libertà. Anzi! A differenza di tanti concorrenti che infarciscono ogni spazio possibile ed immaginabile con pubblicità fastidiose, oltre che riempirti la mail con spam ossessivo ed invadente (a proposito gmail è divenuta la mia mail principale, proprio perchè il suo filtro antispam è qualcosa di divino!), dimostra una certa attenzione verso la qualità del singolo prodotto, che altri non dimostrano per prodotti di punta e a pagamento.

In virtù di queste considerazioni ho deciso di dare a Chrome una possibilità.

Lo sto usando oramai da un mesetto, anche se non con l’assiduità che meriterebbe una prova seria, e sinceramente non ho riscontrato un difetto che sia uno. Bisogna essere obiettivi, il prodotto è ancora giovane, per cui sarebbe ingenuo ignorare alcuni suoi limiti (soprattutto la fastidiosissima mancanza di una versione “ufficiale” per il pinguino), ma il ragazzo promette bene.

Personalmente mi ricorda il firefox degli esordi (quando ancora si chiamava Phoenix, e ti permetteva di aprire una pagina web con un modem 56k in pochi secondi, a differenza di quei mostri di lentezza di Exploder e Mozilla…). Manca di possibilità di personalizzazione, e ciò lo rende snello e reattivo (non scordiamoci che il più grosso limite di Firefox risiede proprio nell’eccessiva facilità con cui lo si può infarcire di estensioni e moduli spesso poco utili). Inoltre salta subito all’occhio la sua concezione web2.0-centrica, con un motore javascript (leggasi AJAX!!!), che fa faville sia in termini di prestazioni che di sicurezza e stabilità.

Ciò che più mi ha impressionato, però, è quella che agli occhi inesperti potrebbe sembrare una bazzecola. Troppo spesso utilizzando firefox nelle sue varie versioni, ho incontrato incertezze nel rendering di pagine molto “lunghe”, soprattutto in fase di scrolling. In realtà non sono mai nemmeno riuscito ad impostare una velocità di scorrimento che mi soddisfacesse. Con Chrome invece, agendo sulla rotellina del mouse, si ottiene uno scorrimento fluido e preciso, che tanto strizza l’occhio ai sistemi multitouche che si vedono sui telefonini più di grido. Ciò denota una cura maniacale del dettaglio soprattutto nei componenti di base, che nel caso di un browser web è appunto il motore di rendering.

Quindi, ricapitolando i punti di forza di questo browser sono i motori di rendering e quello javascript.

In conclusione, parlando di Chrome, direi che siamo davanti ad un prodotto che si colloca in una precisa situazione storica: possiamo tranquillamente parlare del primo browser che nasce espressamente per il web 2.0 grazie a chi, il web 2.0, lo sta facendo imporre mediante i suoi prodotti.

Se si tratta di una rivoluzione o una “restaurazione” (che sarebbe il corrispettivo di una rivoluzione, quando però questa parte dall’alto e non dalla massa), sarà il tempo a stabilirlo.

Non ci resta che metterci alla finestra ed attendere l’esito di quella che a breve potrebbe essere la guerra dei browser web…

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