NdA: Per chi fosse nato dopo il 1983, Venti di Guerra è il titolo di una famosa serie Americana, andata in onda nei primi anni ‘80, che raccontava la storia di una famiglia “militare” Americana durante il periodo in cui gli States parteciparono da meri spettatori ai fatti che portarono alla seconda guerra mondiale. La serie, preceduta in Italia da una massiccia campagna pubblictaria, era nelle intenzioni della Mondadori, che allora possedeva Rete4, emittente che l’avrebbe trasmessa, quello che oggi si definirebbe un evento mediatico. Fu un flop clamoroso, Rete4 fallì e finì nelle portafoglio Mediaset…

Seconda puntata del serial Venti di Guerra, ancora su pollycoke imperversa la battaglia dialettica tra i puristi dell’open(source) e gli utenti aperti a contaminazioni.

Felipe ha ottimamente evidenziato un commento ad un suo precedente post, che condensa il succo della discussione. Ebbene al sottoscritto tale post ricorda tanto quella che in gergo militare si potrebbe definire una “chiamata alle armi”. Prima di scatenare una guerra (il “rituale bellico” è codificato nel dna umano, che in millenni di storia non ha mai imparato nulla in proposito), gli eserciti vanno radunati ed addestrati, ma soprattutto motivati… bisogna che sia chiaro chi è il nemico, e fare in modo che le truppe lo odino… solo così si può affrontare una guerra senza remori di coscienza.

Chiamata alle armi, dicevamo… infatti. Si parla di una ipotetica “rivoluzione delle segretarie”, in cui per imporre uno standard sulla carta ottimo (ODF), ma avversato dalla scetticità indotta dai dollaroni, si chiede un’imposizione dal basso. La sfida mi piace è interessante, ma, così, ad occhio, vedo almeno un paio di motivi per cui è destinata a fallire miseramente: Il miliziano tipo dell’ODF è giovane, studia oppure è alle prime armi nel mondo del lavoro. Questo significa che normalmente ha potere decisionale zero e persuasivo molto vicino allo zero… l’unica arma è il potere propositivo, ma occorre trovarsi a contatto con “regnanti illuminati”, perchè tali proposte non cadano nel dimenticatoio. Vediamo un po’ di situazioni tipo:

  • Penso alla situazione curriculum. Il bravo miliziano dell’ODF, redige il suo impeccabile curriculum in openoffice, è davvero un curriculum di prima classe, e lo invia a cento aziende. Di queste 100 aziende, 90 non hanno il programma per aprirlo, e nella migliore delle ipotesi gli chiederanno di inviarlo in un formato a loro comprensibile (quasi sempre doc o pdf), porgere le proprie rimostranze in questa fase è controproducente, portando esse, esclusivamente allo scartamento del curriculum. Quindi in questo caso l’adozione dell’odf, significa precludersi un buon 90% di possibilità di lavoro.
  • Altra situazione: documento interdipartimentale in una grande azienda. Anche qui il bravo miliziano dell’ODF, redige un magnifico documento in openoffice, con tutti i crismi del caso, e lo spedisce ad un altro dipartimento all’interno della sua azienda (verosimilmente, se è riuscito a fare adepti, essi sono quasi esclusivamente appartenenti alla sua cerchia), con il risultato di vederselo rigettato malamente dal collega/capo ottuso, che si ostina a pretendere formati proprietari.

I casi che ho illustrato sono lungi dall’essere ipotetici.
Qui al lavoro ho ben due computer: una bellissima macchina Linux che mi amministro da me, che uso per tutto il lavoro di sviluppo che porta avanti il mio team. C’ho installato sopra diverse distro linux (devo lavorare con ciascuna di esse secondo i casi), e la utilizzo per circa il 90% del tempo.

Poi c’ho una macchina Windows, che mi serve per la “comunicazione”. Nulla che non si potrebbe fare con la macchina linux, per carità, sono riuscito, nonostante l’assoluta mancanza di informazioni in merito a configurare evolution affinchè si connetta al server exchange aziendale, per cui le mail le posso mandare anche di là. E posso usare la versione web dell’IM interno… ma i documenti che vanno sul server di progetto, devono essere ancora rigorosamente Microsoft compatibili. E nel redigerli bisogna usare template che in molti casi con openoffice fanno casino…

Insomma, la questione è molto complessa. Non fraintendetemi, sono un convinto sostenitore del mondo opensource, ma gli estremismi non fanno altro che nuocere alla comunità. Non tutti si possono permettere di fare la guerra al mondo close… perchè non tutti sono miliardari come il papà di Ubuntu, o hanno contratti di esclusiva con Transmeta ed associate… la gente deve pur mangiare.

Concludo con un appunto molto personale. Io auspico un mondo in cui ci sia sempre un’alternativa. Io spero che ci sia sempre un Windows da superare, un MacOsX da ridicolizzare ecc. ecc. La forza di Linux è la sua interoperabilità, non chiudiamoci sterilmente nel nostro mondo, operando, di fatto, ciò che rimproveriamo alla comunità closed-source.


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