Seconda puntata. Nel post precedente eravamo rimasti alla transizione Red Hat -> Fedora Core. Segue un periodo di grande incertezza, in cui …

Tux

Mandrake, ovvero “chi lascia la strada vecchia per la nuova…

Quando Red Hat decise di abbandonare il segmento Desktop, avevo da poco acquistato il nuovo pc che sostituisse il più che degno, ma oramai obsoleto AMD K6-II. Si trattava di un fiammante AMD Athlon a 700MHz che prometteva scintille e che, decidemmo, avrebbe meritato una distro con tutti i crismi del caso.

Proprio davanti al Poli, in un negozietto notammo (io ed uno dei miei coinquilini, erano ancora tempi di università), una scatola accattivante: Mandrake 8.0… costo 80.000 lire… diviso due 40.000.. si poteva fare. Tanto più che il formato di pacchettizzazione era ancora il collaudato rpm…

La prima installazione filò abbastanza liscia, un tool di auto-installazione che ci lasciò al contempo a bocca aperta, ma anche un po’ delusi (niente da configurare a mano? ma proprio nulla? nemmeno uno scriptino?), grande dotazione software in una caterva di C, Manuali ed un (dico un!!) DVD!!!

Ben presto però allo stupore subentrarono le prime incXXXature, per un sistema si Desktop, ma che pochissimo lasciava alla personalizzazione: librerie compilate senza il supporto a qualche elemento vitale (almeno a mio giudizio :-P ), migliaia di tentativi di installazione via tar.gz andati a male per missing dependency, ecc. ecc.

Inutile dire che non durò molto…

Mandrake da allora ha agonizzato, fino a trasformarsi in Mandriva. Adesso i tempi sono diversi, è una distro molto più matura e completa della precedente, con maggiore attenzione alle diavolerie grafiche (se non erro è una delle poche a includere l’innovativo, seppur ancor troppo acerbo, openmetisse), ma dopo quell’approccio traumatico, l’ammetto, ormai ho un’idiosincrasia per questa distribuzione! :-(

Suse, alias Vade raetro!

La nota distro Teteshca, ha fatto capilino su uno dei primi LiveCD che ho avuto per le mani ai tempi dello smarrimento post-abbandono da parte di Red-Hat. C’ho fatto il boot una volta, poi appena visto Yast, m’è preso un colpo, memore dell’esperienza Mandrake, e ho subito staccato la presa del PC! Poi ho espulso meccanicamente il CD ed ho disinfettato il try con la Candegina, tanto per essere sicuri.

Adesso che lavoro con i Crucchi, ho visto che loro però la trovano molto interessante (ma non erano i Francesi quelli sciovinisti! Mah! Il mondo è bello perchè vario!), anche perchè, dopo l’acqusizione da parte di Novell, si sono buttati alla grande nel mercato Enterprise.

E’ vero, è a loro che si devono molti dei primi abbozzi di innovazione Desktop (aka Diavolerie Grafiche), come XGL o Slab, ma la distro Teutonica non è vista molto di buon occhio a causa degli accordi della casa madre con lo zio Bill, ed in generale per il malcostume diffuso da parte di Novell di calarsi le braghe (leggasi tutelarsi giuridicamente) ad ogni possibile pavento di causa legale da parte di chicchessia!

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2 Commenti a “Linux top ten? (parte 2)”

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